“Resterò comunque brutto”

Il ladro di orchidee è un film del 2002 diretto da Spike Jonze e narra “il viaggio solitario” del protagonista, interpretato dal premio Oscar Nicolas Cage, che è alle prese con la stesura di una sceneggiatura impossibile. Il suo tema sono i fiori e quello che vuole creare è un script incentrato solo ed esclusivamente su di essi, privo dunque di qualsiasi genere di pathos, drammaticità, commedia o amore, di una vera storia che porti avanti la vicenda, ed è proprio per questa ragione che la sceneggiatura non nasce. Charlie è alle strette, fuori da ogni limite di tempo, affronta una lotta contro se stesso e contro le proprie capacità nelle quali egli non ripone alcuna fiducia. Quello che ne risulta, infine, è un film introspettivo su uno sceneggiatore depresso.

Il monologo in questione è uno straordinario “flow of consciousness” del protagonista, una voce fuori campo che non fa altro che introdurre se stesso prima ancora di vedere una sola immagine, prima ancora di conoscerne il volto. Lo spettatore può farsene un’ idea per mezzo delle sue stesse parole, dei suoi stessi pensieri che corrono liberi e incontrollati da un’argomento all’altro ma che descrivono ogni lato della sua debole personalità, delle sue paure, della sua “filosofia di vita”, delle sue fobie più nere e delle sue ansie più profonde. É un monologo nel quale ognuno di noi può, più o meno similmente, rispecchiarsi. Ognuno di noi è realmente in perenne lotta contro se stesso per tentare di migliorarsi, autoconvincersi e incoraggiarsi. Charlie cerca di giustificare la sua triste personalità dando la colpa all’aspetto fisico, al fatto che i capelli gli cadono in continuazione, ha un bozzo da far controllare in una gamba e tramanda sempre la visita dal dentista, si considera un pigro grassone costretto a tenere le camicie fuori dai pantaloni per non far vedere il “culone”. Deve rivoluzionare la vita, imparare a suonare uno strumento e trovarsi la ragazza, è pieno di buoni propositi ma la verità è che fin dal primo momento si capisce che non ha davvero abbastanza fiducia nel suo essere per prendere in mano la vita e cambiarla. Dall’analisi del difetti fisici si passa poi a quella dei difetti psichici e genetici e la risposta alle sue ricerche risulta essere solo una: non ha colpe, non è colpa sua se è brutto, depresso e incapace di vivere, sono i suoi geni la causa di tutto e lui non può farci nulla, può andare a farsi vedere da uno specialista, forse questo lo potrebbe aiutare, ma rimarrebbe comunque brutto. É straordinario come queste parole introduttive buchino uno schermo completamente nero e riescano ad anticipare quello che sarà il nostro protagonista. Ogni elemento del film sembra rispecchiare il suo animo, la stessa luce delle immagini rimarrà scura e in penombra sequenza dopo sequenza, dando quasi l’idea di trovarsi nella mente di Charlie.

Ho un pensiero originale nella testa, nella mia testa calva. Forse se fossi più felice non mi cadrebbero i capelli. La vita è breve, devo viverla al meglio, oggi è il primo giorno del resto della mia vita…sono un cliché ambulante…devo assolutamente andare da un dottore e farmi vedere questa gamba, c’è qualcosa che non va, un bozzo. Ha chiamato di nuovo il dentista, sarei dovuto andarci tempo fa, se la smettessi di rimandare le cose sarei più felice, non faccio altro che starmene seduto sul mio grosso culo. Se non avessi un culone così sarei più felice, non dovrei sempre indossare queste camicie fuori dai pantaloni, come se la cosa ingannasse qualcuno…culone! Dovrei riprendere a fare jogging, otto chilometri al giorno, ma farlo veramente questa volta o darmi alle scalate di roccia, devo rivoluzionare la mia vita, cosa devo fare…devo innamorarmi, devo trovarmi una ragazza, devo leggere di più, migliorarmi. E se imparassi il russo o qualcos’altro? O se mi dessi a uno strumento? Potrei parlare cinese, sarei lo sceneggiatore che parla il cinese e suona l’oboe…sarebbe una ficata. Dovrei tagliarmi i capelli cortissimi e smetterla di tentare di ingannare me stesso e gli altri nel credere che ho una testa piena di capelli, non è patetico? Sii vero! Sicuro di te! Non è questo che attira le donne, gli uomini non devono essere belli, ma questo non è vero, soprattutto oggi, gli uomini sono sotto pressione quasi quanto le donne oggi. Perchè devo sentirmi obbligato a scusarmi per la mia esistenza…forse è la chimica del mio cervello, forse è questo che non va in me…chimica sballata, tutti i miei problemi e la mia ansia possono essere ricondotti a uno squilibrio chimico o a qualche sinapsi che fa cilecca, per quello avrò bisogno di un’aiuto però resterò comunque brutto…questo nulla potrà cambiarlo”.

Puoi leggere questo articolo anche su Recencinema.it

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