“Sapevo che in qualche modo dovevo restare vivo”


Cast Away” è un film del 2000 diretto da Robert Zemeckis dove il protagonista, Chuch Noland (Tom Hanks), si salva da un incidente aereo ritrovandosi in un’isola completamente deserta. Costretto a cibarsi quasi esclusivamente di noci di cocco e pesce crudo, Chuck riesce a combattere per quattro lunghi anni contro la propria sorte, vuole vivere e lo vuole con tutte le sue forze. Non passa notte in cui, nell’oscurità della sua caverna, non si addormenti osservando la foto di Kelly (Helen Hunt), la ragazza della quale è innamorato e che avrebbe dovuto sposare. L’ unico “compagno di avventure” che ha è un pallone da pallavolo sulla quale è impresso lo stampo della propria mano insanguinata dopo essersi ferito cercando di creare il fuoco: l’ha chiamato Wilson, come la marca stessa del pallone. Un giorno viene svegliato da un insolito rumore: lungo gli scogli dell’isola trova un grande pezzo di lamiera che, dopo alcuni mesi, riesce a utilizzare come vela per una zattera e a fuggire dall’isola che ormai era divenuta la sua casa. Passano alcune notti in mare, una tempesta distrugge gran parte dell’imbarcazione e delle speranze del povero Chuck ma, una mattina, una nave mercantile compare alle sue spalle, tanto imponente e bella da far pensare allo spettatore che forse possa essere solo un miraggio. Passano altre quattro settimane e nella testa di Chuck non c’è spazio per le cerimonie, le feste di ben tornato e quant’altro, l’unica cosa che desidera e che ha desiderato per anni è di rivedere la sua amata Kelly, di poterla riabbracciare ma, ironia della sorte, Kelly ora non è più sola: l’evidenza della probabile morte di Chuck l’ha costretta a dimenticare e a farsi una nuova vita, sposata con una una figlia avuta da un altro uomo. Per Chuck questa notizia è un’ulteriore ferita dritta al cuore: dopo averla persa quattro anni prima, ora gli sembra di averla perduta per la seconda volta.
La scena in questione arriva alla fine del film, Chuck è appena tornato dalla casa di Kelly, si sono riabbracciati, si sono baciati, Kelly ha detto di amarlo, ma ormai è tardi. Chuck ora è seduto in compagnia di un suo amico e gli sta raccontando l’ accaduto con Kelly ma anche di un’esperienza vissuta nell’isola circa un anno prima quando, preso dalla disperazione, ha cercato un modo per suicidarsi impiccandosi da un albero sulla cima dell’isola, idea alla quale è stato costretto a rinunciare perchè l’arbusto, troppo esile, non avrebbe retto al suo peso. La coscienza di non poter nemmeno scegliere come morire ha fatto però capire all’uomo che forse il suo destino era di non mollare, di avere il coraggio di continuare a vivere e, in fondo, così continuerà a fare.

“Tutti e due abbiamo fatto i nostri conti, Kelly ha tirato le somme, sapeva che mi doveva scordare, io ho tirato le somme, sapevo di… averla persa. Non avrei mai potuto lasciare quell’ isola, sarei morto lì, tutto solo, mi sarei ammalato o magari ferito o che so io…l’unica scelta che avevo, l’unica cosa che potevo controllare, era come…e quando…e dove sarebbe avvenuto. Così, ho fatto una corda e sono andato sulla cima per impiccarmi, ma dovevo provarla, sai…certo…mi conosci…e il peso del tronco ha spezzato il ramo dell’albero, perciò io non potevo neanche uccidermi nel modo in cui volevo, non avevo potere su niente. Allora lì una sensazione mi ha avvolto come una coperta calda, sapevo…che in qualche modo dovevo restare vivo…in qualche modo dovevo continuare a respirare, anche se non c’era più motivo di speranza e la logica mi diceva che non avrei più rivisto questo posto. Così è quello che ho fatto, sono restato vivo, ho continuato a respirare. Poi un giorno la logica si è dimostrata sbagliata, perchè è arrivata la marea, mi ha dato una vela e ora eccomi qui, sono tornato a Memphis e parlo con te, c’è del ghiaccio nel mio bicchiere…e l’ho persa ancora una volta. Mi rattrista non avere Kelly, ma sono grato che lei fosse con me su quell’isola…e adesso so cosa devo fare…devo continuare a respirare…perchè domani il sole sorgerà e chissà la marea cosa può portare…”

Puoi leggere questo articolo anche su Recencinema.it

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