Amore e guerra: l’amore e i disegni divini

Autore, produttore, regista e interprete stesso dei suoi film, spesso Woody Allen può sembrare affetto da egocentrismo e manie di persecuzione a causa del carattere sempre abbastanza lineare che dà ai propri personaggi, i quali molto hanno di dichiaratamente autobiografico. Nel corso della sua crescente carriera nel mondo della settima arte, Allen ha girato numerosissimi film, rendendolo un artista di grande spessore e riconoscimento. Rispetto ai primi, tendenti al comico a alla “slapstick comedy”, molti dei suoi lavori dagli anni ’70 in avanti sono stati caratterizzati dal gusto del “nonsense” linguistico, pieno di sillogismi, metafore, dialoghi spesso buffi e anacronistici nei quali la retorica filosofica viene spesso e volentieri ricondotta alla parodia più esilarante. Ciò non toglie che in maniera assai frequente questi stessi dialoghi rispecchiano i pensieri, la filosofia e le paure stesse dell’autore. Alla pari di se stesso, infatti, i suoi protagonisti sono di norma ossessionati dal timore della morte, sono deboli, incapaci di prendere delle decisioni autonome e finiscono inevitabilmente in situazioni difficili pur di seguire la volontà della donna di cui sono innamorati. Risultano goffi, maldestri, non riescono a parlare in modo chiaro e finiscono per fare confusione anche nei monologhi. Sono proprio queste le caratteristiche che hanno reso l’attore/regista così celebre e particolare, alla pari naturalmente della montatura dei propri occhiali, la quale sembra essere diventata un marchio di fabbrica.
                                                                                                I dialoghi in questione sono tratti da un film del 1975 dal titolo “Amore e guerra”, ambientato in Russia. Allen interpreta la parte di Boris Grushenko, un giovane buffo e intellettuale innamorato della cugina Sonja (Diane Keaton) con la quale intreccia i dialoghi più filosofici. Il seguente vede appunto i due in soffitta che, fra un discorso e l’altro, intraprendono un dibattito sull’esistenza di Dio.

Sonja: “Boris, guarda questa foglia, non è perfetta? E questa… guarda… oh… sì, sono convinta che questo è il migliore dei mondi possibili.”

Boris: “Beh è certo il più costoso…”

Sonja: “Non è incredibile la natura?”

Boris: “Per me la natura è, beh, sai… non lo so, i ragni e le cimici e il pesce grosso che mangia il piccolo, e le piante che mangiano altre piante, animali che man… è un’ enorme ristorante! É così che la vedo.”

Sonja: “Sì, ma se Dio l’ ha creata deve essere bella, anche se il suo piano non ci è chiaro per il momento.”

Boris: “Sonja… e se Dio non esistesse?”

Sonja: “Boris Grushenko, stai scherzando?”

Boris: “E se fossimo solo un branco di gente assurda che corre intorno senza nesso o ragione?”

Sonja: “Ma se non esistesse Dio la vita non avrebbe alcun significato, perchè dovremmo continuare a vivere? Perchè allora non suicidarsi?”

Boris: “Beh, non facciamo gli isterici, potrei sbagliare… io oggi mi uccido e domani lui concede un’intervista.”

Sonja: “Boris, ti dimostro come è assurda la tua posizione: d’accordo, diciamo che Dio non c’è e ogni uomo è libero di fare tutto quello che vuole. Beh… e allora chi ti impedisce di ammazzare qualcuno?”

Boris: “L’omicidio è immorale!”

Sonja: “L’immoralità è soggettiva.”

Boris: “Sì, ma la soggettività è oggettiva.”

Sonja: “Non negli schemi percettivi razionali.”

Boris: “La percezione è irrazionale, implica imminenza!”

Sonja: “Ma il giudizio di ogni sistema o relazione prioritaria dei fenomeni esiste in ogni contraddizione razionale o metafisica o almeno epistemologica, per concetti astratti ed empirici come esistere, o essere, o accadere nella cosa stessa o della cosa stessa!”

Boris: “Sì, questo è vero… anche io lo dico sempre.”

Sonja: “Boris, noi dobbiamo credere in Dio.”

Boris: “Potessi vedere un miracolo… solo… solo… un miracolo, un passaggio del Mar Rosso, o una resurrezione, o… mio zio Sasha offrire un pranzo.”

Sonja: “Non ci resta che tornare di sotto, già ora gli ultimi raggi dorati del tramonto stanno dileguando a oriente dietro le verdi colline, l’oscura coltre della notte presto si stenderà su noi tutti.”

Boris: “Ehi… si sente che hai fatto ragioneria.”

Il secondo scambio di battute avviene invece fra la stessa Sonja e un’altra cugina, Natasha. Il dialogo avviene nella seconda metà del film, la cugina non si era mai vista prima e non si vedrà più dopo questo breve dialogo, utilizzato evidentemente da Allen all’esclusivo scopo di esporre un altro intricato flusso di pensieri attinenti questa volta all’amore e alla sofferenza. Il dialogo inizia con la ragazza che metta al corrente Sonja di un disegno amoroso nella quale è invischiata, in cui tutti amano qualcuno che ama qualcun altro, il quale è amato da un’altra persona ancora. Tali cerchi amorosi sono frequenti in tutti i film di Woody Allen risultando, quindi, uno dei temi più ricorrenti nell’opera dell’autore e probabilmente nella sua stessa vita.

Natasha: “E’ davvero una situazione molto complicata cugina Sonja… Sono innamorata di Alexei, lui ama Alicia, Alicia ha una relazione con Lev, Lev ama Tatiana, Tatiana ama Simkin, Simkin ama me… io amo Simkin ma in modo diverso da Alexi. Alexi ama Tatiana come una sorella, la sorella di Tatiana ama Trigorial come un fratello, il fratello di Trigorial ha una relazione con mia sorella che gli piace fisicamente, ma non spiritualmente…”

Sonja: “Natasha… è già tardino… ”

Natasha: “La ditta Mishkin e Mishkin va a letto con la ditta Taskov e Taskov…”

Sonja: “Natasha… amare è soffrire, se non si vuol soffrire non si deve amare, però allora si soffre di non amare, pertanto… amare è soffrire, non amare è soffrire e soffrire è soffrire. Essere felice è amare, allora essere felice è soffrire ma soffrire ci rende infelici pertanto… per essere felici si deve amare, o amare e soffrire o soffrire per troppa felicità… io spero che tu prenda appunti…”

Natasha: “Io non voglio mai sposarmi, io voglio solamente divorziare.”

Puoi leggere questo articolo anche su Recencinema.it

 

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