Kiki e le consegne a domicilio

kikiTitolo originale: Majo no takkubin

Regia: Hayao Miyazaki

Musiche: Joe Hisaishi, Yumi Arai

Produzione: Giappone 1989

Genere: Animazione

Durata: 102 minuti

 

 

Trama

Kiki è una ragazzina di tredici anni che deve cominciare il praticantato per diventare una strega a tutti gli effetti: trovare una città lontana da casa e costruirsi una nuova vita con la sola compagnia della propria magia e del suo piccolo gatto Gigi. Sono molte le sfide da affrontare ma Kiki saprà dimostrare la propria tenacia, anche quando persino la magia sembrerà abbandonarla.

Recensione

Come molti dei lavori prodotti da Hayao Miyazaki, questo film è un affascinante tripudio di colori e luminosità, forse meno fantasioso e fantastico rispetto ad altre storie come Il mio vicino TotoroLa città incantata Il castello errante di Howl, ma non meno interessante e vivace. La piccola Kiki ha solo tredici anni ma tanta voglia di mettersi alla prova e dimostrare le proprie capacità. Intraprendente e impavida, troverà presto una sistemazione e un piccolo lavoro che sfrutti al meglio le capacità che la contraddistinguono da qualsiasi altro abitante della grande città. Come ogni ragazzina della sua età, Kiki vorrebbe anche fare amicizia con i suoi coetanei dai quali si sente molto diversa e spesso inferiore. La poca fiducia in se stessa porterà la piccola a perdere quasi del tutto la sua magia, che fino ad allora era stata per lei motivo di vanto e orgoglio. L’avventura di Kiki è un affascinante viaggio in quelle che sono le insicurezze più comuni di ogni ragazzino adolescente, ma anche una lotta per la riaffermazione delle proprie capacità combattendo contro le voci interiori che ognuno ha dentro se stesso. Con questo film d’animazione Miyazaki sembra suggerire che tutti hanno delle qualità che spesso si considerano scontate e che a volte si rischiano di perdere nel momento in cui vengono messe in discussione, ma non bisogna spaventarsi, la tenacia e la conoscenza di se e dei propri limiti sono armi importanti per crescere, migliorare e arrivare dove non si sarebbe mai immaginato.

La voce del regista si ode in una delle scene finali in cui lo spazzino dice: “Quello spazzolone gliel’ho prestato io!”

 

Puoi leggere questo articolo anche su Recencinema.it

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