L’irrazionale mondo dei fratelli Baudelaire

“Lemony Snicket – una serie di sfortunati eventi” è un film del 2004 diretto da Brad Silberling. E’ una commedia che narra le tragiche avventure di un gruppetto di tre giovani orfani. L’originalità della pellicola è estremamente evidente, a cominciare dall’ambientazione vagamente vittoriana e denominata “Steampunk”, fino a una ancor più interessante analisi che rende chiare alcune metafore non solo fra l’ambientazione e i buffi personaggi in essa compresi, ma anche fra questo magico mondo un po’ gotico e la realtà stessa. Gli scenari che circondano i tre giovani protagonisti sembrano essere guidati da una pura irrazionalità. Un sogno composto da strutture che ricordano da un lato le classiche scenografie del primo espressionismo e dall’altra i fantastici mondi alla Tim Burton. I colori mantengono tonalità tetre e funeree, grigio, nero, tinte scure mantenute spesso in contrasto con fasci e tagli di luce. Risulta quasi inevitabile fare un parallelo con la situazione dei fratelli Baudelaire, venuti da poco a conoscenza della morte dei propri genitori e della distruzione della loro casa, dunque orfani e in balia di personaggi e situazioni via via più sfortunate. L’unica luce in grado di mantenere in vita una fiaccola di speranza nel loro cuore proviene dalla loro stessa unione e dall’amore disinteressato che vige in questo piccolo ma forte nucleo famigliare. Vera arma in grado di salvare infine il loro destino sarà infatti un raggio di luce, che rafforzato da un gioco di lenti e rifrazioni darà fuoco al pezzo di carta che legava i tre fratelli al perfido zio. Le ambientazioni nelle quali vengono ospitati risultano fatiscenti, visibilmente cadenti e abbandonate a loro stesse, prive di quell’umanità che sembra mancare ai proprietari, come il castello del malvagio conte Olaf, un inarrestabile Jim Carrey, cinico ed egocentrico, il cui unico interesse consiste nell’eredità della famiglia Baudelaire. Al medesimo modo, incredibilmente surreale ed emblematica della sua stessa personalità è la casa di zia Josephine (Meryl Streep), mantenuta sospesa oltre l’orlo di un precipizio grazie a un intreccio di travi in via di decomposizione. Stranamente colorata e vivace è invece la dimora di zio Montgomery: a differenza delle altre, questa risulta essere l’unica abitazione realmente vissuta e ospitale, malgrado l’innumerevole varietà di serpenti e creature strane che la popolano. Gli orfani Baudelaire qui si sentono di nuovo a casa e zio Monthy sarà il solo parente in grado di conquistare la loro fiducia. L’intero film risulta essere un mondo che per quanto parallelo e distaccato a quello reale ne sottolinea le discrepanze, le debolezze e l’irrazionalità. I vari personaggi hanno caratteristiche comuni ma portati al limite dell’inverosimile; gli unici veramente capaci di intendere la realtà sono i tre giovani fratelli, in continua lotta per salvare se stessi da un mondo al quale soltanto loro sanno sopravvivere, lasciati soli anche dalle autorità, riluttanti ad ascoltare le loro ragioni, sordi alle continue richieste d’ aiuto e diffidenti, come spesso sono gli adulti nei confronti delle “fantasie” dei più piccoli. Un inno all’infanzia dunque, e al contempo un’accusa alla superficialità degli adulti.

Puoi leggere questo articolo anche su Recencinema.it

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