Muffa, un film fra ragione e coscienza

Nelle sale italiane l’1 maggio uscirà Muffa (Kuf), scritto e diretto dal neoregista turco Ali Aydin. Una storia drammatica rimasta nella mente dell’autore per 7 anni proprio per il suo triste realismo e per la responsabilità che questa pellicola avrebbe avuto nei confronti di un’intera generazione di famiglie turche.

Il protagonista Basri, interpretato da Ercan Kesal, è un uomo triste e ormai totalmente alienato dalla vita. Come guardiano delle ferrovie percorre ogni giorno lunghi chilometri a piedi, ma il suo unico pensiero è rivolto al figlio Seyfi, scomparso 18 anni prima, arrestato a Istanbul durante l’università per ragioni politiche. Anche la moglie è morta e ora Basri ha un unico obiettivo: chiedere insistentemente spiegazioni al Ministero degli Interni e ritrovare il proprio figlio.

La storia è ispirata a fatti realmente accaduti, lo stesso Aydin racconta: “Negli anni ’90 in Turchia l’idea di esprimere idee diverse rappresentava un pericolo. In uno stato di estrema destra le persone di sinistra, appena manifestavano qualsiasi tipo di idee controcorrente, potevano essere prese e portate via. (…) Nel caso che ha ispirato il nostro film, la maggior parte degli studenti manifestanti si riuniva il sabato davanti alla scuola superiore più importante di Istanbul. Dopo la scomparsa di molti di loro, le madri si sono date appuntamento tutti i sabati davanti allo stesso liceo per ottenere risposte dal governo sulle sorti dei loro figli”.

Vincitrice di due premi, “Premio Venezia Opera Prima” e “Postproduction Award 2011“, la pellicola sembra aver raggiunto gli obiettivi auspicati dal giovane regista che, dopo più di sette anni di lavoro, afferma: “Mi sono convinto che la cosa più importante su cui concentrarsi era la coscienza. Perchè l’elemento che mi ha portato a scrivere questa storia è stato la mia coscienza. Scrivendo volevo mettermi in pace con lei e fare in modo che la tragedia delle persone scomparse pesasse sulla coscienza di tutti. (…) Quello che volevo scrivere era davvero semplice: la ragione per il quale un uomo sopravvive alla morte del proprio figlio è il figlio stesso, alla fine. Il mio obiettivo era quello di raccontare la lotta di un uomo che è solo o alienato dagli altri, dal sistema, dallo stato e non mi sono mai allontanato da questo obiettivo”.

Ali Aydin è molto giovane, ha lavorato come aiuto regista per svariati film e serie televisive ma “Muffa” è il suo primo lungometraggio come regista e sceneggiatore. Politicamente impegnato, interessato all’arte e alla funzione del medium cinematografico come mezzo per smuovere gli animi e raccontare la verità sulle condizioni del proprio paese. Il suo prossimo progetto è già in via di sviluppo e la tematica sembra essere altrettanto impegnativa: “Sto cercando di fare un’osservazione sulla violenza con la quale gli uomini hanno paura di confrontarsi e alla quale sono inclini. Sto scrivendo una sceneggiatura che ponga l’obiettivo su come noi giustifichiamo la violenza”.

Puoi leggere questo articolo anche su Recencinema.it

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