For no good reason

Trama

Un illustratore britannico ed uno scrittore americano si incontrano a New York quasi per caso, ma il loro, diventa l’incontro della vita. Un documentario fatto di suoni, immagini e tanta passione.

Recensione

Ralph Steadman è un illustratore e caricaturista inglese, ma non solo, la sua storia è raccontata nel corso della pellicola attraverso piccole vicende, spezzoni di un diario scritto nell’arco di una vita ed analizzati al dettaglio sotto l’occhio attento di un giovane cineasta: Charlie Paul, fondatore e direttore artistico della “Itch Film” di Londra. Il tema che davvero sembra centrale è la passione, la passione di un uomo devoto alla sua arte e alle innumerevoli possibilità che questa stessa arte gli regala e la passione di un regista che ha saputo dar vita ad un documentario in grado di affascinare dal primo all’ultimo minuto.

Malinconica ed energica allo stesso tempo questa storia riesce davvero a comunicare qualcosa, sarà per quest’arte bizzarra e particolare adottata dal protagonista, sarà per una colonna sonora incredibilmente azzeccata, sarà forse per quel sapore amarognolo che ti rimane in bocca quando, al termine del film te ne esci dalla sala con tanti pensieri per la testa e con qualche verità che annaspa nel cervello e non se ne va. Fin dalle prime inquadrature scorrono davanti agli occhi tutti i dettagli di una vita e ci sentiamo degli estranei che dentro una soffitta abbandonata, frugano fra i ricordi di un estraneo, poi, assieme alla vita di Ralph prendono vita anche i suoi disegni, densi, pieni, schizzi di colore buttati sulla carta come un sogno impreciso in grado di diventare qualsiasi cosa. Steadman stesso ammette che la passione per il disegno è nata in fondo come un modo per imbrogliare il tempo ed è solo dopo un viaggio a New York che avrà le certezze di cui sentiva il bisogno per essere sicuro che quel tempo, magari, non lo stava davvero perdendo.

È in questo viaggio che la sua storia si incastra per la vita con la storia di un altro personaggio: Hunter S. Thompson, folle ragazzo con qualche problema di alcool e droga ma a suo modo altrettanto geniale. Hunter è uno scrittore, il cui bestseller “Paura e disgusto a Las Vegas” farà il giro del mondo proprio come fusione del lavoro di entrambi: scrittura ed illustrazione. Si definiscono quasi come due anime gemelle che insieme avrebbero deciso di cambiare il mondo, o che almeno ci avrebbero provato, ed è così, che poco per volta che quella passione “senza ragione” diventa per Ralph la sua arma migliore, in grado di smascherare il mondo, ingannandolo e svelandone i segreti. L’ intero documentario è denso di avvenimenti, affascinante ed indimenticabile, vuole parlare allo spettatore di un artista tramite i disegni e la voce stessa di questo anziano signore forse un’ pò malinconico. Il suono è infatti una parte importante della pellicola, sembra quasi che il regista voglia evidenziare l’atto creativo dell’artista non solo tramite il colore e il gesto ma anche tramite i rumori che quest’atto ricerca. Nessuno sa davvero cosa genererà quell’atto, ma in fondo che importanza ha? Tutto quello che facciamo, ammettiamolo, in fondo non ha “nessuna buona ragione”.

Puoi leggere questo articolo anche su Storiadeifilm.it

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