Anatomia di un minuto

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tic
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Le lancette dell’orologio scandiscono i secondi, un’auto sfreccia, un’altra la segue, piano.
Il vetro della finestra si fa sentire, brontola, è infastidita dal sole di mezzogiorno.
Ascolto, cerco di sfiorare la tastiera per non rovinare l’atmosfera.
Il cellulare parla, richiama la mia attenzione portandomi all’orecchio il suono di una goccia che cade sull’acqua, lo ignoro.
Il vento spinge gruppi di foglie secche lungo l’asfalto, mia madre brontola, aveva appena spazzato.
Poco lontano un uccello solitario cinguetta, troppo stanco per cantare.
Il telefono insiste, i miei pensieri divagano e quasi non sento il vicino buttare la spazzatura sul ciglio della strada.
Mio padre rientra al lavoro, solitario. Lo sento discutere e sospiro, tossisce, ma è tosse nervosa.
Un’altra auto cammina davanti al cancello, si ferma, poi accelera. Se ne va.
Ecco il treno, lo sento correre lontano, lo immagino, cominciano i ricordi e ripenso a mia cugina. Penso alle sere d’estate, al sole che tramonta, la casa sull’albero e le impronte dei gatti sulla neve.
Una porta si apre, vicino, mi risveglio. L’uccello continua il suo monologo e la porta si richiude.

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