L’ultima ascesa

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Ora di punta per gli abitanti di Valle di Sotto.

Alex è in ritardo, ancora.

5 minuti e perderà l’ultima salita della giornata. Non può permetterselo, pena: il licenziamento.

A precedere la sua corsa il rumore ipnotico di una bici anni ’10.

Un vecchio androide sbullonato attraversa la strada, Alex lo vede, impreca, accelera inclinando il peso del busto verso destra e schiva quella macchina infernale.

Una dopo l’altra auto grige ed ammaccate strombazzano stonate. Un uomo abbassa il finestrino, sporge la testa urlando frasi oscene. L’addetto al traffico si volta, osserva l’umano con occhio meccanico, lampeggia. Alex sorride, l’androide avanza verso l’automobilista inchiodato dal traffico ed invade l’abitacolo con il suo braccio meccanico. Trova l’entrata USB ed accredita l’importo di 2000 Linee con l’accusa di insulti a pubblico ufficiale e mancato rispetto del codice stradale.

Accordo Unione Post Umana, anno 3045 d.C.

Esiste una sola ragione per la quale Alex sa quanto è accaduto: li crea lui, quegli androidi. Modello 3500 FZX. Freddi componimenti meccanici destinati al controllo stradale e gestione del traffico nella caotica Valle di Sotto. Robot inutili dal punto di vista professionale quanto un piatto di lenticchie a Pasqua. Alex lo sa, ma è questo il suo compito e lui lo svolge a dovere.

Di fronte a questi pensieri il semaforo arrossisce ed Alex inchioda. Una donna agghindata si volta di scatto, sbuffa, lo squadra. La mano destra sistema la gonna mentre l’altra aggiusta con gesti meccanici una ciocca di capelli. Si rigira. Lo sguardo scivola lontano, oltre il ponte numero 5.

Alex studia nervosamente l’orologio, 3 minuti all’ultima salita, non ce la farà mai. Alza lo sguardo e punta gli occhi sugli alti cavi d’ascensione e lo vede, l’ultimo skylift, il suo skylift. Alex punta i piedi al terreno, afferra il manubrio e riprende la corsa. La gonna della donna si alza mostrando slip bianche e rosse, un clacson suona. Alex sfreccia a cavallo del lungo ponte che separa Valle di Sotto dall’Ingresso dipendenti.

Separa, non collega, gli abitanti di Valle di Sopra ci tengono a questo tipo di distinzioni.

Lo skylift è ormai a terra, lo vede scomparire oltre le torrette di controllo. Alex guarda di sotto per pochi istanti. Finestra sull’inferno lo chiamava il padre, Gola di Satana la madre. Nomi diversi, unico il concetto.

Gocce di sudore scivolano dalla pelle gettandosi nel vuoto, Alex sobbalza e torna a guardare l’asfalto. E’ quasi arrivato, estrae dalla tasca dei Jeans un tesserino elettronico, lo punta in direzione di una torretta gialla a bordo strada. L’occhio lampeggia, Alex ricambia con un dito alzato e sfreccia in direzione della sbarra metallica. Se un 3500 FZX fosse presente questo sarebbe l’attimo in cui il computer interno calcolerebbe una possibilità di collisione con margine di errore pari al 7,4 %.

Ma Alex sa che le macchine possono sbagliare.

La sbarra si alza, piano.

3,12 mm separano l’acciaio dal cranio di Alex nel momento in cui questo riesce a superare l’entrata.

1 minuto e lo Skylift spiccherà il suo ultimo volo. Alex scende dalla bici abbandonandola sul ciglio della strada, la ruota anteriore bussa alla vetrata dell’ Up and Down Coffe mentre Gaia, la cameriera osserva affascinata la corsa del ragazzo dal retro del bancone, sorride.

40 secondi ed Alex stringe nella mano l’abbonamento annuale, si mette in fila, dannate selezioni d’entrata.

Arriva il suo turno e con una mossa automatica accarezza la superficie magnetica facendo scattare il sensore d’ingresso, una spia verde s’accende, permesso accordato. Alex lotta, guadagna il suo spazio fra la folla assonnata.

15 secondi, lo vede. L’abitacolo dello Skylift è gremito di gente, soffocante, affatto invitante.

10 passi dividono Alex dal sofisticato raduno di massa muscolare e crema autoabbronzante.

3 secondi e le porte dell’abitacolo cominciano a chiudersi, stanche.

1 secondo ed Alex raggiunge lo Skylift, s’infila fra la stretta apertura, le porte tremano, la voce di un uomo in testa all’abitacolo sussurra parole di disprezzo.

0 secondi.

Lo Skylift schizza verso il cielo, verso una vita fatta di verdi speranze.

 

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