Cristine

  • 93558bddfab46f2265f009fb7f8db683 Qual è il tuo problema?

Pensai che, tanto per cominciare, fosse una pessima domanda.

  • Beh, non credo possa definirsi un problema, è più.. un fastidio.

Gettò gli occhi al cielo, i capelli castani sobbalzarono unti sulle spalle.

  • Coraggio dunque, qual è il tuo.. fastidio?

Pronunciò l’ultima parola con disprezzo. Mi sentivo una matricola al primo esame universitario.

  • Non riesco a dormire.. mi.. mi sembra d’impazzire.

Cominciò a trascrivere appunti distratti all’interno di un taccuino in pelle color mogano. La testa slittava su e giù come a scandire lo scorrere del tempo. Non ero sicura che mi ascoltasse davvero.

Quando si accorse del silenzio mi fissò al di sopra di una buffa montatura a mezza luna.

  • La prego.. continui.

Continuai.

  • Ecco, non so come spiegarlo. La sera assume un aspetto diverso, mi sembra che il mondo cambi e che anche le cose più semplici comincino a nascondere qualcosa.
  • Di che tipo?

Scriveva, occhi chini, schiena curva sulla scrivania bucata dalle tarme.

  • Tipo.. qualcosa di sinistro, minaccioso.
  • Sia più concreta, mi faccia un esempio.

Sollevò la testa concentrando i suoi occhi verdi nei miei, mi guardava come si guardano le bestie da circo: incuriosita.

  • Ecco.. per esempio.. i peluches.

L’affermazione sembro colpirla, si tolse gli occhiali ed assunse un’espressione di vero interesse. Cosa farà il leone? Salterà nel cerchio di fuoco?

  • I peluches? Quali peluches?
  • Quelli sopra alla mensola, accanto al letto.
  • Mhm..

Non mi rispose, mi osservò stranita, quasi confusa. Quindi tornò ad occuparsi del suo taccuino. Senza alzare lo sguardo mi fece cenno di continuare. Con le labbra sussurrava a sé stessa parole che non riuscii a comprendere.

  • Si.. ecco, loro mi fissano.

Smise di scrivere.

  • La fissano?
  • Si.. cioè.. non mi fissano davvero. Io lo so. Ma è quello che sembra. Li osservo dal letto e loro mi guardano senza che io possa fare nulla per farli smettere. Non riesco a dormire. Mi sento.. osservata.
  • Mhm.. capisco.

Dall’espressione avrei detto che fosse delusa. Forse come leone avevo fatto cilecca. Chiederà il rimborso del biglietto all’uscita.

  • Nient’altro dunque? Sono i peluches che non la fanno addormentare?

Improvvisamente mi chiesi cosa ci facevo in quel posto e perché continuassi a tornarci.  Sentii il desiderio di alzarmi.

  • La prego continui, nient’altro?

Comunque sapevo di non avere scelta. Osservai l’orologio. Altri 37 minuti e 15 secondi, 14.. 13..

  • Beh.. no.
  • Cos’altro le provoca insonnia dunque?

Teneva una collanina d’oro fra le mani e se la passava all’interno della bocca spostando il pendaglio da destra a sinistra, destra.. sinistra.

  • I sogni.. credo.
  • I sogni?
  • Si..
  • Se sogna significa che sta dormendo.

Che fregatura, non solo il leone non salta, ma è pure zoppo. Non ci sono più i circhi di un tempo.

  • Certo.. ma poi sogno qualcosa che mi fa risvegliare ed allora non riesco più a dormire.
  • E cosa sogna? Peluches?

Lo disse seria ma le lessi negli occhi un velo di ironia. Mi stava sfidando? Era un gioco? Stavo giovando senza saperlo? Cosa avrei vinto?

  • No..
  • Cosa allora?
  • Non lo ricordo.

Non disse niente, lasciò cadere la collanina e riprese in mano la stilografica per aggiungere qualche dettaglio a quanto già scritto. A chi spettava il premio?

Senza guardarmi spense il registratore posizionato accanto al portapenne e guardò distrattamente l’orologio alle sue spalle. Mancavano 35 minuti e 23 secondi.. 22.. 21..

  • D’accordo Cristine, per oggi è sufficiente. Ora perdonami ma ti devo lasciare. Ho un appuntamento piuttosto importante.

Senza aspettare risposta mi accompagnò alla porta augurandomi una buona giornata, la guardai dirigersi verso l’uscita. Fuori pioveva.

Mi mancava la pioggia.

Albert, la guardia del mattino venne a prendermi, sorpreso. Non si aspettava di vedermi uscire così presto ma ne fu felice. Forse anche lui sarebbe potuto uscire prima.

  • Come è andata Cristine? Facciamo progressi?
  • Forse.
  • Avete finito presto oggi.
  • La dottoressa doveva andarsene..
  • Poco male, detto fra noi, non mi sta affatto simpatica.

Albert si guardò attorno prima di aggiungere, sottovoce:

  • Puzza di vasellina.

Mi venne da ridere, aveva ragione.

Detto questo afferrò una piccola chiave numerata e mi levò le pesanti manette voltandomi di schiena. Guardai la brandina ed il fragile comodino coperto di libri.

Albert chiuse con cura la porta di ferro alle mie spalle.

  • Cristine?

Mi voltai.

  • Buona giornata!

Scoppiò a ridere, e se ne andò.

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