“Leoni”, ovvero il Nord est in un film, secondo Pietro Parolin

pietro_parolin_leoniEsce oggi nelle sale italiane l’opera prima di Pietro Parolin, sceneggiatore di origini venete e vincitore del bando promosso dalla Regione Veneto “Analisi, studio e diffusione di opere culturali e multimediali giovanil”i.Questa è diventata l’occasione per Parolin di cimentarsi nel ruolo di regista e di seguire passo dopo passo la realizzazione di una sua sceneggiatura inedita: Leoni.

Il film racconta le avventure di Gualtiero Cecchin (interpretato da Neri Marcorè), un ragazzotto troppo cresciuto che non può più fare affidamento sui soldi della famiglia per vivere. Ad affiancare il protagonista troviamo Elisa, la sorella (interpretata da Anna Dalton) ed il marito Alessio (Stefano Pesce). Una commedia che mette sotto i riflettori il veneto e una serie di personaggi caratteristici, rappresentanti di un certo tipo di italianità. Prima di questa esperienza Parolin ha lavorato sul set di film diretti da Mario Monicelli, Liliana Cavani e Rodolfo Bisatti. Ha collaborato come sceneggiatore per La Squadra 8 e La Nuova Squadra, ha scritto per Disney Channel, Fox Italia e Sky Cinema.

Lo abbiamo intervistato per conoscere qualche dettaglio in più sul suo lavoro e sulle idee che l’hanno portato alla stesura di Leoni.

Qual è il tema centrale in Leoni? Qual è il messaggio che spera di lasciare allo spettatore?

Leoni è una commedia corale, anche se lo spazio maggiore lo occupa Gualtiero, il protagonista, interpretato da Neri Marcorè. Ho cercato di rendere uno spaccato reale della società del Nord est, con un tocco comico tipico delle vecchie commedie che hanno reso il cinema italiano celebre (spero di esserci riuscito!). Di fatto più che lanciare un messaggio svolgo una tematica: le diverse generazioni a confronto ai tempi della crisi, come affrontano i problemi e come intendono la vita… allo spettatore non arriva un messaggio, arrivano suggerimenti, e una domanda: è giusto o sbagliato quello che fanno i protagonisti del film?

In un periodo di forte crisi per l’Italia, ha deciso di raccontare la sua storia attraverso una commedia, come mai questa scelta?

Perché amo le commedie. Mi piacciono in particolare quelle che si definiscono commedie “sofisticate” e “corali”. Suscitare nello spettatore un sorriso amaro lo spinge un po’ più in là nella riflessione. Oggi a livello autoriale la commedia è sottovalutata, ma è un modo di raccontare che permette di mostrare la realtà sotto una luce diversa e mette in evidenza aspetti che rischiano altrimenti di passare inosservati.

Leoni è ambientato in Veneto, quali sono i legami fra il film e questa particolare regione? Crede che l’ambientazione abbia segnato in maniera radicale l’invenzione delle storie che ha voluto raccontare?

Quando si ha a che fare con una regione che storicamente è legata a un alto tasso di produttività, un brusco calo economico e valoriale, ci si apre a scenari impensabili. E a storie nuove e incredibili. In particolare è interessante guardare alla realtà veneta per la sua tendenza a trovare sempre una soluzione ai problemi. Sono proprio il modo in cui si affrontano le sfide, le strategie che vengono messe in atto per risollevarsi che hanno trasformato il Veneto in un soggetto stimolante da raccontare. Io spesso parto dalla cronaca, leggendo i giornali, o incontrando persone. Girando Leoni mi sono reso conto che le vite di tante persone che ho conosciuto, imprenditori, uomini di mondo, semplici cittadini di Treviso… vanno molto ma molto oltre il cinema. È il bello di una terra ricca di complessità e contraddizioni come quella in cui vivo.

LeoniLeoni è la sua prima opera come regista, quali sono stati i suoi modelli? I suoi punti di riferimento?

Ho sempre amato Germi, Monicelli, De Sica. E poi tanti americani, i Coen, Mel Brooks, Blake Edwards, Spielberg… ma questo per quanto riguarda la commedia. In realtà non ho un riferimento preciso, credo. Mi piace il cinema quando c’è una bella storia. Da sceneggiatore faccio molta più attenzione allo script che a un’ottima fotografia…

Quali sono state le esperienze lavorative che l’hanno portata a questo punto della sua carriera? Quali lavori l’hanno aiutata a crescere come sceneggiatore?

Ho lavorato su tanti set, tra il Veneto e Roma. Facevo il runner, oppure qualunque cosa mi chiedessero di fare. Poi Cinecittà, in un noleggio di macchine da presa e materiale fotografico, lì facevo il video assist per i direttori della fotografia e dopo il CSC a Milano ho avuto la fortuna di entrare nella redazione de La Squadra e da lì è cominciata la mia avventura. Ho scritto per Fox, Disney, Lux… fino ad arrivare a girare il mio film, grazie a un bando della Regione Veneto.

Fino a questo momento è stato principalmente uno sceneggiatore, ora che invece ha sperimentato anche la direzione di un vero e proprio film quale strada pensa di voler approfondire? Preferirebbe continuare a scrivere o mettersi in gioco come regista?

Vorrei poter fare entrambe le cose. Il tarlo dello sceneggiatore è sempre lo stesso: il mio film non verrà mai diretto come l’ho scritto. Dirigendolo però ho capito una cosa: non è comunque possibile… ma almeno si ha la possibilità di poter seguire tutto, dalla pagina bianca ai titoli di coda.

Per essere un’opera prima, Leoni ha un cast particolarmente fornito, ha scelto personalmente gli attori con i quali lavorare?

Sì. A Neri il film piaceva e ci siamo trovati subito. Come anche con Piera e tutti gli altri. Per i ruoli secondari abbiamo provinato più di 200 attori veneti, un lavoraccio, ma ne è valsa la pena.

Crede che Leoni parteciperà a qualche Festival?

Vorrei sbarcasse oltreoceano. Sarebbe una soddisfazione enorme.

Programmi per il futuro? Ha già in mente una nuova storia?

Vorrei scrivere una serie per la tv, mi manca il poliziesco, mentre per il cinema ho in mente altre due commedie…

Puoi leggere questo articolo anche nel blog di Sul Romanzo

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