Topi (parte 3)

Hai già letto l’inizio della storia?

Topi (parte 1)

A volte capita che l’intonaco mi cada in testa durante la notte lasciando minuscoli frammenti biancastri fra i capelli. É piuttosto fastidioso in realtà, specie quando hai a disposizione due misere docce a settimana. Sdraiato nell’incavo della branda in ferro osservo il soffitto ingrigito e coperto da macchie d’umidità. L’odore di muffa è pregnante ma ci si abitua facilmente. Capto uno scalpiccio improvviso lungo la parete sinistra e mi volto di scatto in quella direzione. Scendo dal letto, mi inginocchio a terra e percepisco il pavimento freddo e granuloso sui palmi delle mani. Trattengo il fiato ma non vedo niente. Silenzio. Passano due secondi e lo scalpiccio ritorna, guardo sotto al letto. Niente. Lungo la parete destra. Niente. Sinistra. Niente. Rischio di impazzire e caccio un pugno a terra facendo sobbalzare la polvere bianca dagli angoli della stanza.

– Ehi Jacky come va la disinfestazione?

Alle mie spalle il volto pallido e sudaticcio di Mr. Pi mi osserva divertito. Associo la sua fronte unta al primo piano della foto e mordo un labbro per non scoppiare a ridergli in faccia. Non ora. Non è ancora il momento. Mi siedo sul letto.

– Questo veleno è una merda, non funziona.

– Non è il veleno Jacky, sono i topi. Sono diventati troppo furbi.

La sua voce è coperta dal tintinnio insistente del mazzo di chiavi che si rigira fra le mani. Ne sceglie una e la infila nella serratura facendola schioccare. Associo il suono alla cassaforte in casa di nonna Emma. Un rumore che da bambino preannunciava paghetta sicura e mal di pancia da eccesso di zuccheri.

Mi alzo dal letto ed afferro il contenitore per il veleno allungandolo in direzione di Mr. Pi.

– Grazie per il tentativo, per quanto inutile.

La guardia afferra la bottiglia e cammina a ritroso verso l’uscita richiudendo la porta.

– Non ti preoccupare Jacky, Tobia è il più vecchio qui dentro, scommetto che sarà il prossimo a tirare le cuoia. Quel giorno, ti prometto che potrai avere la sua cella.

Mr. Pi scoppia a ridere e si allontana. Quando i passi si fanno distanti strappo uno degli angoli di stoffa del lenzuolo ormai lindo. Raggiungo la parete più interna e raccolgo con le dita qualche grammo di polvere biancastra. Quindi, ripiego su se stesso il pezzo di stoffa infilandomelo nei pantaloni.

L’urlo di una sirena mi fa sobbalzare, sono pericolosamente teso. Sospiro. Questa è la mia chance. L’ora di cena.

Continua…

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