Topi (parte 4)

Hai già letto l’inizio della storia?

Topi (parte 1)

Afferro il vassoio di plastica all’inizio della fila, due posate, un bicchiere e una mela. Osservo i contenitori metallici dietro al bancone e comincio ad ispezionarne il contenuto. Oggi è domenica, quella che chiamano la “giornata del vizio”. Di domenica il menù prevede pietanze interessanti, così dicono ma è una balla bella e buona. Per quanto mi riguarda il cibo rimane comunque merda, o come direbbe Tobia, una puttana struccata. Passo indifferente di fronte al contenitore di pasta al pesto e pasta con le vongole, vado oltre. Un contenitore colmo di carne attira la mia attenzione.

– Che cosa dovrebbe essere?

Miss Mento Peloso mi guarda, ha due grosse borse sotto agli occhi, nere e venate di viola. O mio dio.

– Arrosto di vitello.

Risponde con voce atona, mi fissa, una mano posata al piano metallico e l’altra avvinghiata alla pinza unta di sugo marrone.

– E la salsa?

Posso quasi vedere l’aria calda uscirle dalle narici. Ha uno sguardo da toro e non smette di fissarmi.

– Salsa di noci.

Atona.

– D’accordo dammene un paio.

Miss Mento Peloso sospira, le spalle si rilassano, infilza sgraziatamente una fetta di arrosto schiaffandola sul piatto vuoto.

– Fattela bastare.

Dopo essermi fatto riempire il secondo piatto con dell’insalata arrivo al dolce. Già.. La domenica possiamo scegliere fra una fetta di dolce spugnoso ed un bicchiere di pessimo vino rosso. Voto per il vino e mi allontano dal bancone. Le mani cominciano a sudare e raggiungo velocemente l’unico tavolo ancora vuoto. La consapevolezza di aver poco tempo a disposizione mi rende nervoso. Devo agire, ora.

Scelgo un angolo che dia le spalle al resto delle tavolate. Vedo Mr. Pi, gambe divaricate e braccia tese lungo i fianchi. Infilo una mano nei pantaloni, mi gratto un gamba, cerco l’involucro di stoffa. Trovato. Lo stringo nel pugno e sfilo la mano portandola sopra al tavolo. Un brivido freddo risale lungo la schiena.

Inspiro. Espiro. Ora basta, devo darmi una calmata o manderò tutto a puttane.

Con la mano sinistra gratto la nuca, tengo d’occhio Mr. Pi e vedo Marian allungargli il tesserino mettendosi in fila di fronte al bancone. Non c’è più tempo.

Afferro il bicchiere di vino avvicinandolo al petto. Lo circondo con entrambe le mani e srotolo il lembo di lenzuolo lasciando cadere la polvere bianca. Mi tremano le mani, la stoffa scivola precipitando a sua volta nel vino. Cazzo. Asciugo la fronte coperta di sudore, vedo Marian all’altezza del dolce, a pochi metri da me. Infilo indice e medio all’interno del bicchiere ed estraggo l’angolo di lenzuolo inzuppato di rosso. Me lo strizzo fra le mani ed una cascatella di vino tinge di rosso la salsa alle noci affogando l’arrosto. Ottimo. Un altro pasto è andato. Devo uscire da questo posto o morirò di fame. Scorgo Marian afferrare il piattino del dolce e girarsi in direzione dei tavoli.

Infilo il lenzuolo al suo posto nei pantaloni e mi asciugo la mano bagnata sulla maglietta. Marian è ormai alle mie spalle. Ora.

– Ehi!… Guarda guarda.. Come sta il mio compagno di rapine?

Marian si ferma, mi fissa. Perdo completamente la salivazione, la lingua si incolla al palato.

– Che vuoi? Un’altro fazolettino? A giudicare dal tuo vassoio hai fatto un disastro con il vino..

Guardo il mio vassoio e si, ho fatto un disastro: attorno al bicchiere un torrente rossastro corre lungo l’intera superficie. Afferro il bicchiere e glielo porgo.

– Se non sbaglio ti devo un favore.

Marian alterna lo sguardo dal bicchiere ormai mezzo vuoto alla mia faccia paonazza.

– Dimmi Jacky.. Ti sembro cretino?

Non afferro.

– Anche una scimmia capirebbe che mi stai prendendo per il culo. Che hai fatto al vino?

Merda. Ci riprovo.

– Niente..

Marian scoppia a ridere.

– Si col cazzo.

Fa per andarsene ma si ferma.

– E comunque non bevo. L’hai scordato?

Mi torna alla mente in un flash la notte in cui ci hanno arrestato. Mi rivedo sbronzo e barcollante cadere sul cofano della volante di polizia, le braccia dietro alla schiena, i pugni inchiodati da manette di metallo gelato. Rivedo Marian poche ore prima seduto al volante di una vecchia panda bianca, i sedili posteriori ricoperti di lattine schiacciate e macchiati di birra giallognola. Ricordo infine di aver invidiato quel suo volto sobrio e sicuro di sé stesso, fissava l’entrata della gioielleria rigirandosi tra le dita la targhetta metallica degli alcolisti anonimi.

Che stronzo. Ha ragione.

– Piuttosto.. Avevano finito l’arrosto quando sono arrivato…

Afferra il piatto coperto di carne e salsa alle noci.

– Non ti dispiace ricambiare il favore con questo vero?

Sorride ed il brillantino scintilla fiero alla luce del sole. Marian scoppia a ridere e se ne va con il mio arrosto nel piatto.

Continua…

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