Topi (parte 6)

Hai già letto l’inizio della storia?

Topi (parte 1)

Mi sveglio allo strillo di sirena. Salto sul letto, cazzo non posso credere di essermi addormentato.

É arrivato il momento. Sento le spalle tendersi in un morso d’angoscia e comincio a saltellare sul posto per togliermi di dosso il peso di una notte insonne. Osservo i ragazzi del settore B lasciare le celle in direzione del giardino centrale.

Guardo il ragazzone asiatico della cella 23 scomparire oltre il portone e il pranzo mi sale alla bocca dello stomaco. Non sono pronto, affatto. Non avrei mai pensato di dirlo ma si.. non vedo l’ora di essere al sicuro in quella cazzo di tomba. A tre metri sotto terra.

Percepisco il dolce richiamo di un catenaccio che si apre oltre il corridoio e i passi fin troppo leggeri di Mr. Pi raggiungere la mia posizione. Ci siamo.

Quando lo vedo ho l’impressione che non si senta affatto bene, la faccia è coperta di macchie rosse, visibilmente sudata. Per la prima volta lo vedo con la cravatta allentata ed il colletto della camicia spalancato. Si guarda di continuo le spalle, le mani gli tremano ed il mazzo di chiavi cade a terra provocando un eco fin troppo forte. I nervi di entrambi sfiorano la nevrastenia.

– Ehi Mr. diamoci una calmata.

Lo dico a lui ma anche a me stesso. Mr. Pi si limita a guardarmi, nel suo sguardo leggo l’odio.

La porta si apre ed io esco nel giro di mezzo secondo.

– Seguimi.

Lo seguo.

L’obitorio è triste e squallido, esattamente come me l’aspettavo. Tre tavoli in acciaio sono disposti in orizzontale al centro di una stanza chiusa. Affacciato alla vetrata posso vedere la bara di legno scuro, più piccola di quanto me la fossi immaginata. Sento Mr. Pi imprecare e sbattere un pugno contro il citofono attaccato alla porta d’entrata. Non mi aspettavo che necessitasse un codice, forse nemmeno lui. Vedo una goccia di sudore scivolare da un ciuffo di capelli e precipitare a terra. Quasi a rallentatore. Cerco di convincermi che quello che stiamo facendo abbia un senso. Inutile. Già lo immagino, uscirò da questo posto solo all’interno di una cassa con su scritto il mio nome. Merda.

Un paradisiaco click preannuncia il suono di una serratura che scatta, il mio corpo diventa leggero come elio.

– Entra svelto.

Non me lo faccio ripetere e scivolo oltre la soglia. La stanza è buia, impregnata dall’odore di candeggina e disinfettante da discount. Cammino a pochi metri di distanza dalla cassa e capisco davvero cosa sto cercando di fare. Ad un tratto l’idea di passare altri 5 o 6 anni in quel posto non sembra poi così male.

– Che aspetti idiota?

Mr. Pi è già di fronte a me, il respiro affannato e le braccia pronte a sollevare il pesante coperchio.

– Non c’è una luce in questa stanza? Così non vedo un cazzo!

– No fermo!

La voce gli si strozza in gola nel tentativo di non farsi sentire ed urlare al tempo stesso. Con una mano sudaticcia mi afferra il polso, è gelida.

– Lascia perdere la luce! Pensa a far presto! Sei pronto?

L’alito è pesante e ad ogni sillaba sento schizzi di saliva tempestarmi la faccia. Tentenno.

– Ok..

Mr. Pi afferra con entrambe le braccia la lastra di legno che chiude la cassa e digrigna i denti nello sforzo di alzarla, l’aiuto afferrando i lati estremi del coperchio e in pochi secondi riusciamo ad aprirlo.

Intravedo nell’ombra la figura composta di un cadavere adagiato alla stoffa vellutata. Ora capisco perché Mr. Pi non ha voluto accendere la luce e ringrazio di avergli dato retta.

O mio dio.

– Beh? Che ti prende?

Faccio un lungo respiro e decido di non pensarci più. Aiuto Mr. Pi a spostare verso l’estremità destra il corpo morto, quindi, mi porto dall’altro lato del tavolo ed alzo la gamba sinistra per.. si.. sdraiarmi al suo fianco.

– Aiutami! Non ce la faccio!

La guardia corre dall’altro lato del tavolo sollevandomi di peso dalle ascelle. Faccio rientrare anche la gamba destra e con il corpo spingo a distanza il cadavere. Gli sfioro una mano per errore, sembra ghiaccio. Fingo  che sia solo un manichino ma so che non durerà a lungo.

– Quando hai detto che sarà il funerale?

– Domani mattina alle nove..

Sento Mr. Pi armeggiare con qualcosa nelle tasche dei pantaloni.

– Hai parlato con Tobia?!

– Si si!

– Ehi! Mi posso fidare?

– Beh Jacky.. Visto quello che sto facendo per te credo che un minimo di fiducia me la posso meritare. Io voglio solo quelle cazzo di foto! Dammele!

– Solo se la smetti di sputarmi in faccia.

Mr. Pi solleva il busto dalla cassa e sospira. Mi sfilo dalle mutande l’involucro in pelle e glielo porgo. La guardia me lo strappa dalle mani e con un’unghia mi graffia la pelle. Lo nasconde con cura nella tasca interna della giacca mentre lancia tra me ed il corpo morto una scatoletta quadrata.

– Tieni, nel caso dovessi aver paura del buio, ma non ti consiglio di accenderne troppi, non vorrai rimanere senza ossigeno..

Vedo le braccia di Mr. Pi afferrare il coperchio rimasto aperto, sono in gabbia. Oltre le pareti di legno sento debole la sua voce.

– Dolce notte Jacky..

– Dolce notte..

Continua..

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