Topi (La fine)

Hai già letto l’inizio della storia?

Topi (parte 1)

La notte trascorre lenta, molto più lenta di quanto avessi sperato.

Ho trovato l’oggetto che mi ha lanciato Mr. Pi, é una scatola di fiammiferi. In effetti non credo la userò.

Cerco di concentrarmi, di mantenere un respiro regolare, ritmico.

Inspiro. Espiro. Inspiro. Espiro.

Nei polmoni entra odore di naftalina, acetone e non so che altro.

Vorrei una sigaretta.

Vorrei un orologio. Cerco di percepire i rumori all’esterno della cassa ma niente, è probabile che sia ancora notte. No ecco.. Una porta sbatte, voci.

La cassa cigola e credo che fuori stia piovendo.

É stato un funerale veloce, alla mia destra una donna ha urlato per l’intera cerimonia, piuttosto fastidioso. Avrei voluto sbattere due pugni sul legno e gridarle di stare zitta. Sto ancora cercando di immaginare la reazione.

Un tonfo sordo e sbatto la testa contro il fondo, il ghiaino scricchiola e percepisco il rumore di diversi passi prendere direzioni opposte.

Mi stanno calando nella fossa, riesco quasi a percepirne l’umidità.

Il prete del carcere pronuncia frasi che non riesco a capire, il tono è solenne.

Sento un ultimo grido disperato, singhiozzi, la voce di un uomo cerca di consolare l’isteria della donna, a passi lenti si allontanano.

Trascorrono pochi minuti di silenzio, sono solo. Ho passato ore ad attendere il mattino, adesso aspetterò la notte, ed il mio unico amico.

Forse Tobia era là fuori anche prima. Me lo immagino guardare la cassa e trattenere il suo classico sorrisetto sdentato.

Due voci interrompono i miei pensieri. Sono forti, chiare, le riconosco. Cazzo, è Mr. Pi in persona!

Quello stronzo è venuto a salutarmi, che tenero. Ma l’altro? Non riesco a capire a chi appartenga. Ha un suono più acuto, vagamente stridulo ma potrei giurare che sia un uomo.

– Come hai detto che è morto?

Questo era Mr. Pi

– Ehm.. d’infarto poveretto. Non appena gli hanno detto che sarebbe tornato in libertà era talmente felice che… ha avuto un attacco di cuore. Poveretto.

Non capisco. Di chi stanno parlando?

– Poveretto un corno! Quel vecchio meritava di morire. Punto.

– Ehm.. già.

Mr Pubertà! Ecco di chi era quella cazzo di voce stridula!

– Andiamo figliolo..

Ehi aspetta..

– Addio vecchio! É un vero peccato che il piccolo Jacky non sia qui a salutarti. Tieni.. questa rosa è da parte sua!

Sento la rosa scivolare sul legno e schiacciare la cassa come un grosso macigno.

Due lunghi fischi mi trapanano il cervello mentre le risate di Mr. Pi si fanno lontane. Con la mano sinistra cerco quella fottuta scatoletta quadrata.

La trovo e comincio a negare.

Me la porto sopra alla pancia e con i gomiti addossati ai fianchi la apro. Mi scivola di mano e sento pezzetti di legno piovermi addosso come colpi di mitraglia.

Tengo stretto alla mano sinistra il pacchetto semivuoto ed afferro saldamente uno dei fiammiferi rimasti all’interno.

Rigiro la scatola alla ricerca del lato ruvido. Lo trovo e nego ancora. Non ci credo, non può essere, non a me!

Con un colpo secco incendio l’ossigeno rimasto nell’aria e vedo un paio di pantaloni eleganti indossati da gambe troppo magre.

Passo il fiammifero sulla mano destra, tremo e temo di dar fuoco alla cassa, forse è quello che farò.

Avvicino il fiammifero al naso, giro la testa verso sinistra e nego ancora.

La fiamma trema. Proietta un gioco di ombre che regalano un aspetto fin troppo dinamico al viso invecchiato di un uomo morto di gioia.

(La trama di questa short story è ispirata ad uno dei cinquanta misteri della collezione “Storie Nere”, gioco ideato da Bosch Holger.)

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